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Salvo

Leonforte (Enna) 1947 - Torino 2015

Salvatore Mangione, noto al pubblico come Salvo, trascorre l’infanzia in Sicilia e nel 1956 si trasferisce con la famiglia da Catania a Torino, manifestando un precoce interesse per l’arte. Tra il settembre e il dicembre 1968 è a Parigi, coinvolto dal clima culturale che si crea attorno al movimento studentesco. Rientrato a Torino, entra presto nel giro degli artisti dell’arte povera che gravitano attorno alla Galleria Sperone. Conosce Boetti, di cui diventa amico, Merz, Zorio, Penone e i critici Renato Barilli, Germano Celant e Achille Bonito Oliva. Nel 1969 inizia lavori in cui sono già chiare le tendenze – la ricerca dell’io, l’autocompiacimento narcisistico, il rapporto con il passato e con la storia della cultura – che diventeranno essenziali per la sua ricerca successiva. Nel 1970, alla Galleria Sperone viene presentata la serie dei 12autoritratti, in cui inserisce mediante fotomontaggi il proprio volto su immagini tratte da giornali; compare in veste di operaio, guerrigliero, soldato americano, ufficiale nazista, ballerino, aviatore, partigiano russo.

Parallelamente ai lavori fotografici Salvo esegue le lapidi in marmo (1970-1972) in cui sono incise parole o frasi, quali IdiotaIo sono il miglioreRespirare il padre, ma anche iscrizioni dalle fonti più varie, un testo assiro o le parabole di Esopo. Le lapidi sono un esempio del monumento alla memoria che Salvo realizza a se stesso, autore e protagonista dell’opera. In questo caso il simbolo per eccellenza della fine, la lapide mortuaria, diventa monumento in vita all’artista stesso. Nel 1971 realizza Tricolore, superfici su cui è scritto Salvo in bianco, rosso e verde o con lettere al neon. Nello stesso anno conosce il mercante tedesco, Paul Maenz, con il quale inizia un lungo rapporto di amicizia e di collaborazione: in giugno riscuote grande successo la prima personale nella galleria a Colonia con l’opera lapide Ich bin der beste (Io sono il migliore), poi distrutta dall’artista. Nel 1972 partecipa a “Documenta 5”, a Kassel.

Il 1973 è l’anno della svolta, un ritorno alla pittura con il recupero delle tecniche tradizionali, già percepito in alcuni Autoritratti benedicenti disegnati tra il 1968 e il 1969. Rivisitando la storia dell’arte, Salvo procede nei suoi d’après (Autoritratto come Raffaello), disegnati con segno delicatissimo, tra il dire e il non dire. La citazione di opere antiche non implica la copia tout court, ma il rifacimento semplificato, nel quale l’artista inserisce se stesso con il procedimento narcisista dell’autoritratto. Con la rassegna “Projekt ‘74”, Salvo chiederà di allestire una sala al Wallraf-Richartz Museum, esponendo San Martino e il povero (1973), collocato accanto a capolavori di Simone Martini, Lucas Cranach il Vecchio, Rembrandt e Cézanne. Da Toselli propone una sola opera, Il Trionfo di San Giorgio (da Carpaccio), di oltre sette metri, poi inviato alla Biennale di Venezia del 1976, come unico suo intervento. Dipinge le prime Italie e Sicilie, offerte attraverso le rispettive mappe geografiche ben riconoscibili e recanti i nomi di insigni filosofi, pittori, musicisti che precedono quello dello stesso Salvo nell’ordinata scansione sulla superficie dell’opera.

A partire dal 1976 si delinea un nuovo momento della sua ricerca. Elabora una serie di paesaggi in cui propone con uno schema semplificato, e più tardi con colori squillanti, cavalieri tra rovine architettoniche e visioni di colonne classiche che si reggono a fatica, viste in vari momenti del giorno, dall’alba al tramonto. In questo periodo conosce Giuliano Briganti e Luisa Laureati, Eva Menzio e Luciano Pistoi, il mercante italiano con cui avrà un rapporto privilegiato. Nel gennaio seguente il Museum Folkwang ospita una sua retrospettiva, figurano in quell’occasione, accanto ai lavori concettuali, i San Giorgio e il drago da Raffaello e da Cosmé Tura, dipinti nel 1975. Un’ampia produzione di soggetti mitologici caratterizza il 1978. Tra la fine del 1979 e il 1980 Salvo dipinge una serie di paesaggi con case di campagna, chiese e monumenti quali San Giovanni degli Eremiti a Palermo e la Torre di Pisa, in cui compaiono alberi di chiara ispirazione giottesca e vegetazioni prima quasi inesistenti. In questo periodo espone tre personali a Milano: da Françoise Lambert, da Minini e da Pinuccia Pero. Durante l’anno Paul Maenz e il suo partner Gerd de Vries, in co-produzione con Art&Project di Amsterdam, Barbara Gladstone di New York e Massimo Minini di Brescia, pubblicano il trattato Della Pittura - Imitazione di Wittgenstein, 238 brevi paragrafi in cui Salvo raccoglie i suoi pensieri con il metodo della proposizione assiomatica e dell’interrogazione retorica. Il volumetto esce nel febbraio 1989 in italiano, inglese, tedesco e in seguito anche in spagnolo.

Il 1981 è caratterizzato dall’esecuzione di alcuni dipinti per la Sala della Battaglia nel cinquecentesco Palazzo Avogadro Spada di Bagnolo Mella, vicino a Brescia; a febbraio si inaugura una sua personale ad Amsterdam da Art&Project; partecipa alla selezione “Arte e critica 1981” nelle sale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e infine, rispettivamente negli spazi di Eva Menzio ed Elena Prön a Torino e di Paul Maenz a Colonia, presenta due mostre dal medesimo titolo “Salvo. Miraggi sistematici”. Tra il 1982 e il 1983 la sua notorietà si consolida ulteriormente a livello eurpoeo: dopo l’ampia retrospettiva organizzata da Massimo Minini al Museum van Hedendaagse Kunst di Gand, vengono riunite le opere più significative dal 1973 al Kunstmuseum di Lucerna, subito dopo riproposte al Nouveau Musée di Villeurbanne presso Lione. Nel 1982 inizia un rapporto di stima reciproca con Giuseppe Pontiggia, cominciato con un curioso aneddoto: l’invio da parte dell’artista di una copia del catalogo edito per le ultime due esposizioni, che riproduce in copertina Ciclista del 1982. Lo scrittore ambienterà in una sua mostra un capitolo del romanzo “La grande sera” pubblicato nel 1989. Nel 1984, al ritorno da un lungo viaggio in Grecia, Jugoslavia e Turchia, dipinge i mishram, le caratteristiche tombe musulmane viste a Sarajevo. A questa tematica seguiranno le Ottomanie (neologismo di Salvo), varianti dei precedenti paesaggi monumentali in cui compaiono i minareti resi nell’essenzialità della loro architettura, ambientati in città immaginarie o colti in notturni suggestivi. Tra il 1985 e il 1988 sue personali sono allestite in Italia e all’estero, in sedi pubbliche e private. Precedute dalle mostre alla Galleria dell’Oca di Roma e alla Galleria Bertesca di Genova, nell’86 le esposizioni di lavori recenti da Barbara Gladstone a New York e alla Galleria del Milione di Milano riscuotono un considerevole successo e vengono seguite dalla grande retrospettiva inaugurata alla Rotonda di via Besana a Milano nel dicembre ’87. Alla fine del 1988 le rispettive mostre al Museum-van Beuningen di Rotterdam e al Musée d’Art Contemporain di Nîmes presentano l’itinerario percorso da Salvo negli ultimi dodici anni, da Autoblindo del ’75 ai paesaggi urbani con i lampioni e i tram databili tra il 1980 e il 1983, alla luminosa Alba del 1986 del museo olandese. In questo periodo oltre alle numerose esposizioni collettive che lo vedono accanto a De Chirico, Jan Knap, Milan Kunc in una selezione di nature morte, è sempre più frequente la partecipazione in stand monografici alle maggiori fiere internazionali: la Galleria Toninelli di Roma, al FIAC di Parigi del 1988, espone alcune vedute della città di Lubecca e Al cinema (da alcuni poi intitolato La Discoteca) appena terminato. I dipinti di Pieter Saenredam, attivo in Olanda intorno alla metà del Seicento, gli ispirano nel 1989 il nuovo ciclo dedicato agli Interni con funzioni straordinarie, in cui navate di cattedrali gotiche e fughe di colonne sono immerse in un’atmosfera magica creata da un raffinato studio della prospettiva e della luce.

Dagli anni ’90 l’attività espositiva prosegue regolarmente in Italia e all’estero, in particolare in Germania, dove nel 1992, alla Galerie Kaess-Weiss di Stoccarda, si inaugura una personale in cui appaiono recenti paesaggi montani, stazioni ferroviarie e chiese umbre che una luce metafisica astrae dal tempo. Durante questi anni, dedica alcune serie di quadri a luoghi che ha visitato, come Cina, paesi arabi (Oman, Siria, Emirati Arabi…), Tibet, Nepal, Etiopia, oltre a gran parte d’Europa, soprattutto il nord. Nel 1994 inaugura un’importante esposizione a Stoccarda, nella Galerie der Stadt Stuttgart. Da quest’anno inizia un nuovo ciclo pittorico, con la serie delle Primavere e degli Autunni. Renato Barilli lo invita nel 1995 alla mostra “I nuovi-nuovi” alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino. Numerose le mostre tra il 1996 e il 1997, nel 1998 inaugura a Villa delle Rose a Bologna una grande retrospettiva a cura di Renato Barilli, Danilo Eccher e Dede Auregli e “Still life” da Giordano Raffaelli a Trento, con il quale è da anni legato per amicizia e lavoro. Nel 1999 Luca Beatrice presenta un’ampia retrospettiva nel suggestivo ex-convento dei Cappuccini di Caraglio, in Piemonte.

Nel mese di agosto del 2000 inaugura a San Benedetto del Tronto, Palazzina Azzurra, “Salvo”, a cura di Luca Beatrice: nella mostra è esposta gran parte della collezione dei suoi cari amici e collezionisti Eva e Alessandro Nieri. Nel 2002 è invitato al Palazzo delle Papesse di Siena alla collettiva “De gustibus”, a cura di Achille Bonito Oliva e Sergio Risaliti e nel 2003 Vittoria Coen lo inserisce nella collettiva “Pictura Magistra Vitae”, allestita negli spazi di San Giorgio in Poggiale, a Bologna. Nel 2004, al Museo di Ulm, inaugura la personale dal titolo “Salvo – Das Paradies ist jetzt” (Salvo – Il paradiso è adesso), mentre nel 2005 partecipa alla XIV Quadriennale di Roma e alla II Biennale di Pechino. Sul finire del 2005, dopo una breve pausa, la sua pittura si avvia verso una ricerca nuova: Salvo tenta di voltare le spalle alle vallate, soggetto prediletto negli ultimi anni, e di rivolgersi alle pianure, introducendo un nuovo taglio prospettico nei suoi paesaggi. Nell’estate del 2006 fa un viaggio in Islanda, a cui dedicherà una serie di quadri, esposti nella sua galleria di Varese, dall’amico Antonio Cardillo. Nel 2007, la sua città, Torino, gli dedica un’ampia mostra antologica alla Galleria d’Arte Moderna, a cura di Pier Giovanni Castagnoli. Dal 2008 Salvo trascorre molto tempo nella sua casa di Costigliole d’Asti, tra Langhe e Monferrato, i cui paesaggi collinari si ritrovano nelle opere realizzate negli ultimi anni di lavoro. Nel 2013 ha partecipato alla mostra “Gli anni Settanta a Roma” a Palazzo delle Esposizioni di Roma e alla mostra “Quarantanni d’arte contemporanea. Massimo Minini 1973-2013” alla Triennale di Milano. Nel 2014 ha tenuto una mostra personale a Berlino alla Galerie Mehdi Chouakri. A marzo 2015, con un catalogo a cura di Renato Barilli espone alla Galleria Mazzoli di Modena.

 

 

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