Andrea Nisbet: CV

Andrea Nisbet nasce a Torre Pellice (Torino) nel 1960. Nel 1978 si diploma al liceo artistico di Torino e successivamente è a Roma presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna dove segue un corso di restauro con il professor Pagliani.

A partire dalla fine degli anni Ottanta Nisbet comincia ad affermare e caratterizzare la propria identità artistica, inaugurando una fortuna espositiva che lo porterà a numerose mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati, sia in Italia che all’estero. Le opere dei primi anni, prevalentemente pittoriche, si sono concentrate sulla raffigurazione di luoghi legati alla storia e alla vita dell’uomo (ossari, cabine in disuso, fabbriche abbandonate):raffigurati deserti, senza individui, questi luoghi denunciavano inesorabilmente la presenza e la determinazione umana con il loro stesso esistere. Si fa così strada una riflessione sul destino, sulla presunta possibilità o libertà di intervenire nel corso degli eventi che trova espressione nelle tele dalla metà degli anni Novanta: entro atmosfere sospese, sono raffigurati scenari stradali su cui incombe la possibilità di un evento tragico ma dove sembra non esserci spazio per scegliere o per determinare il corso delle cose. La messa in luce delle contraddizioni e la scelta di mettere in crisi le visioni più rassicuranti e consolidate motiva il lavoro di Andrea Nisbet anche negli anni successivi, con una produzione che comprende disegni, video e più recentemente installazioni ambientali mirate a sovvertire le coordinate spaziali in favore di luoghi spiazzanti, per “affermare il diritto dell’arte a battere “strade” fuori dalle logiche consolidate, a scegliersi i propri destini, a creare un universo di segni insieme autonomo e dipendente dall’orizzonte reale” (Mario Bertoni).

Francesco Tabusso: CV

Francesco Tabusso, classe 1930, torinese per ascendenza e per tutta la vita, nasce alle porte di Milano, a Sesto San Giovanni, dove la famiglia si trasferisce per breve tempo al seguito del padre ingegnere.

Manifestata precocemente la passione per la pittura, consegue la maturità classica prima di intraprendere un rigoroso apprendistato sotto la guida di Felice Casorati. Lontano dall’essere un epigono, Tabusso coltiva a scuola dal celebre insegnante l’amore per il mestiere e il ragionamento sui maestri antichi, ereditando da Casorati la capacità di trasfigurare il reale, di restituirne la dimensione incantata, fuori dal tempo, in una sorta di “realismo magico” dai toni di fiaba, del tutto personale.

Eleggendo a soggetto un mondo agreste d’ispirazione anche popolare, Tabusso manifesta fin dall’inizio un’autentica “vocazione al racconto”, che lo porterà a collaborare con alcune delle firme più note della letteratura italiana del ‘900, quali Piero Chiara, Dino Buzzati, Mario Soldati, Mario Rigoni Stern.

Il 1954 è l’anno dell’esordio espositivo e della prima partecipazione alla Biennale di Venezia. In breve l’artista è invitato alle principali rassegne nazionali e internazionali, riscuotendo numerosi premi. Dal 1963 al 1984 affianca alla pittura l’attività didattica: insegna ornato al Liceo Artistico di Bergamo, quindi figura al Liceo dell’Accademia Albertina di Torino.

Sempre dal 1963 Tabusso collabora con la Galleria Gian Ferrari di Milano, che ne curerà per circa un trentennio l’attività in esclusiva, organizzando in quegli anni più di sessanta personali dell’autore in Italia e all’estero.

In virtù di un’arte che ha da sempre celebrato il creato e tutte le sue creature con la semplicità e la forza comunicativa di un moderno “primitivo” è chiamato a realizzare nel 1975, per la Chiesa di San Francesco al Fopponino di Milano progettata da Gio Ponti, la monumentale pala d’altare Il Cantico delle Creature (96 metri quadri di pittura), e successivamente gli otto trittici con le storie del Santo.

Tabusso muore a Torino nel 2012 dopo circa sessant’anni di infaticabile attività artistica.

Giuliana Ponti: CV

Dopo la laurea in scenografia all’Accademia Albertina di Torino, ha maturato un’esperienza trentennale come consulente artistica in attività socio-educative nelle scuole e in centri socio- terapeutici. Significativo il suo impegno come insegnante di ceramica nel carcere minorile dell’Istituto Ferrante Aporti a Torino, in attività formative per insegnanti e nelle cooperative sociali. Dal 2009 è responsabile degli allestimenti del Parco d’Arte Vivente (PAV) a Torino. Il percorso artistico di Giuliana Ponti nasce da un’attenta osservazione degli elementi della natura, un rapporto viscerale con la terra, con la materia. Le sue creature, i “sassi”, parlano di mani che lavorano la terra, che plasmano, che creano, che uniscono metaforicamente tante “terre” provenienti da luoghi diversi. Attraverso queste opere la natura si appropria dell’artista, della sua essenza, così come lei stessa scrive, descrivendo il suo lavoro: “Entro nel corpo della Grande Madre per rinascere.”

Enrico Vanzina: CV

 

Enrico Vanzina è nato a Roma nel 1949. È uno sceneggiatore e produtto¬re cinematografico italiano. Lavora anche come giornalista e scrittore. Ha scritto 107 film e diverse serie Tv, lavorando con molti dei più fa¬mosi registi italiani: Dino Risi, Marco Risi, Alberto Lattuada, Steno, Mario Monicelli, Nanni Loy. Insieme al fratello Carlo, regista, ha realizzato alcuni dei più grandi successi cinematografici dagli anni ’70 a oggi. Film che hanno inventato un genere e lanciato una schiera di attori. È stato premiato con la Grolla D’oro, il Premio De Sica , il Premio Flaiano, il Nastro d’Argento, il Premio Charlot, il Premio America, il Telegatto, il Premio Acqui Storia, il Premio Cariddi, il Premio Fellini e il Premio Biagio Agnes per il giornalismo. Ha vinto anche il Premio Penne di Letteratura Europea. Ha scritto una commedia teatrale “Bambini cattivi” messa in scena da Giu¬seppe Patroni Griffi. Ha pubblicato “Le finte bionde” Mondadori, “Colazione da Bulgari” Salerno Editrice, “La vita è buffa” Gremese, “Commedia all’Italiana” Newton Comp¬ton, “Una famiglia italiana” Mondadori, “Il Gigante Sfregiato” “Il Mistero del Rubino Birmano” e “ La donna dagli occhi d’oro” Newton Compton. Nel 2018 ha scritto “La sera a Roma” per Mondadori, enorme successo di critica e vendite. Ha pubblicato “Mio fratello Carlo” e, recentemente, “Una giornata di nebbia a Milano” HarperCollins. Ha collaborato per 5 anni al “Corriere della Sera”. Da più di vent’anni anni scrive su “Il Messaggero” come editorialista e dove gli è stata affidata una rubrica settimanale di costume. Nel luglio del 2016 e 2017 ha curato la regia di “Tosca” di Giacomo Puccini per l’apertura del Festival Pucciniano a Torre del Lago. Nel 2018 e 2019 ha esposte delle sue opere fotografiche al Festival della Luce di Spilimbergo e alla Galleria Russo di Roma.

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