passate

Il giardino di Dioniso 

Le coltivazioni di Gilardi conducono a uno stato di sensorialità estetica, per cui nel rammemorare il mondo giocoso di Walt Disney spingono ad affettuose carezze (anche perché la qualità tenso-strutturale di ogni particolare appartiene a un vissuto giammai posseduto per intero), fino a istituire un rapporto di simbiosi col corpo umano e l’ambiente circostante. In questo scambio continuo il corpo si confonde con il circostante, facendo nascere l’idea di scenari cangianti, in modo da non attuare una semplice operazione di superficie, bensì un rapporto complesso di fusione tra immaginazione e materia che si concretizza in una proiezione abitativa. Di natura complessa, il rapporto che s’instaura tra materia e immaginazione viene a coinvolgere non solo lo sguardo mala totalità del sentire, provocando emozioni e sentimenti diversi. Così la giungla poliuretanica diviene un quasi giardino, delimitato e controllabile, dove la lotta per la sopravvivenza non può trovarvi posto, e la necessità del sangue vi si sublima grazie al predominio di una biologia vegetale che non esige vittime, né proclama il dovere del sacrificio. All’interno di questi attualissimi confini telematici, “Inverosimile” diviene un ponte in costruzione, senza peraltro perdere il filtro dell’alcova tattile o della casa connotata con i segni della propria storia. Così, pur nell’aprirsi a questi affascinanti orizzonti, si viene a filare una rete con la quale è ancora possibile definire il proprio territorio e le certezze della propria identità. Alla mano che apre la porta sul nulla, all’interfaccialità della realtà artificiale, alla cultura dell’high tech, Gilardi oppone la concretezza della materia, la tangibilità della sua pelle flessibile, allineandosi così sul filo di quella cultura che nel campo del design è stata definita dell’ high touch e che trova nelle tecnologie più avanzate non una rinnovata servitù, bensì l’ipotesi di un nuovo umanesimo. Pur all’interno di questa pratica telematica, Gilardi esprime ancora l’unico e imprescindibile rapporto con la sostanza, senza provocare fratture che possano costringere l’uomo a saltare lungo tracciati disomogenei e disattivanti. In questi ambienti polimorfi la superficie mantiene le caratteristiche tenerelle dei bordi morbidoni: i corpi si lasciano prendere, cadendo alla pressione e facendosi gattonski, là dove altri segmenti indicano il riscatto di un immaginario fattosi occhidipinto.

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