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Alfredo Billetto 

L'elemento basilare di Billetto è esclusivamente e rigorosamente pittorico . Forma e spazio, piano e superficie, ritmo architettonico o oggettivazione figurale sono evocati con assoluta lucidità da rapporti cromatici sempre più depurati nel tempo, luminosissimi, con vibrazioni materiche minimali, veli cromatici impalpabili, trasparenze. Sono le stesse voci a porre e proporre il tema di una singolare fedeltà strutturale a radici cubiste originarie, a tratti, anche a tutt’oggi, più affiorante, ma che fornisce architetture e tralicci di base anche nei momenti figurali. Il problema è complesso e affascinante, in rapporto a nodi e modi culturali nel variegatissimo panorama pittorico a cavallo fra XX e XXI secolo. In una stagione di revivalismi, citazionismi, anacronismi, una riflessione, oggi e con forme di oggi, su una grande radice ormai secolare di una linea vitale e vincente di questo stesso oggi è non solo legittima ma taumaturgica, chiarificante, smorbante. Unica condizione legittimante è quella della qualità e dell’intelligenza, e dell’una e dell’altra vi è abbondanza nel laboratorio di Billetto. Sono queste che gli permettono di trasformare questa sorta di revivalismo di un’avanguardia storica in un gioco di grande raffinatezza e nello stesso tempo di ribaltarne criticamente alcune forme caratterizzanti che ne sottolineavano il carattere rivoluzionario.L’impressione tipografica come parte integrante dell’architettura pittorica è in effetti l’aspetto più evidente di una serie di componenti che comprende sia il sottile corrugarsi di superfici pittoriche bianche che in contrappunto con i neri sono da anni le strutture portanti dell’architettura del quadro, che "fingono" le sabbiature dei collages primigenii sia le sovrapposizioni per trasparenza dei piani sfogliati in profondità, come gamme cromatiche delicatissime, giallo e arancio, ocra e azzurro, varianti palpitanti di grigi. Ancora una volta, nella memoria devozionale lunga un secolo, il ribaltamento è totale: l’inserto per incollaggio della materia bruta, carta, stoffa, sabbia, poi subito dopo della spazzatura dada, che contesta alla radice secoli di creazione pittorica dell’immagine, ritorna alla pura illusione metamorfica di finissima materia pittorica pura.

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